C’è chi ha scritto che la Direttiva 2021 di protezione civile1 rappresenti un passo avanti decisivo verso la modernità.
E noi, con tutta la benevolenza del caso, non possiamo che sorridere.
1. Uno strumento “vivo e digitale”
Se per “vivo e digitale” intendiamo il catalogo nazionale dei piani di protezione civile, allora parliamo di qualcosa di digitale sì, ma vivo quanto un fax in cantina.
Un catalogo che, se non aggiornato costantemente, è già vecchio nel momento stesso in cui qualcuno digita “Invio”.
Del resto, la storia del catalogo Mercurio, ritenuto da qualcuno all’avanguardia, dovrebbe averci insegnato qualcosa: anch’esso è finito rapidamente nell’oblio che meritava.
2. “Non basta più informare i cittadini, bisogna coinvolgerli”
Bellissimo concetto, quasi da manifesto elettorale.
Coinvolgere va benissimo, ma resta il fatto che un cittadino informato sa come comportarsi anche se non ha mai messo piede a un incontro partecipativo.
L’informazione è il cuore della protezione civile.
Il coinvolgimento è un’aggiunta, non un sostituto.
3. “Strumenti digitali utili per tutti”
Domanda: in che universo parallelo il Comune di Laghi (120 abitanti) in Provincia di Vicenza e il Comune di Roma (2,8 milioni) traggono utilità dall’essere sottoposti alle medesime regole?
Un’idea forse buona solo nei PowerPoint ministeriali.
Il risultato è che i piccoli comuni, già con poche risorse, finiscono per subire il peso maggiore di queste complicazioni.
4. “Un passo avanti rispetto al metodo Augustus”
Qui siamo alla fantascienza.
Il metodo Augustus si fonda su semplicità e adattabilità.
La Direttiva 2021, invece, fa l’esatto contrario: rigidità, complessità, schede ingegneristiche e cataloghi da aggiornare a tempo indeterminato (cioè mai); altro che passo avanti.
Del resto, il paragone tra metodo Augustus e qualsiasi norma o direttiva è improprio: Augustus è un metodo e i metodi non si copiano.
Le direttive, per loro natura, sono provvedimenti amministrativi che servono per dare indirizzi.
L’autore del metodo Augustus ha scelto di concepirlo come metodo e non come direttiva, proprio per offrire un quadro di riferimento adattabile, capace di misurarsi con la natura caotica e imprevedibile della realtà, in netto contrasto con il modello ingegneristico e rigido proposto dalla Direttiva 2021.
Altro che modernità: la Direttiva 2021 è un doppio passo indietro.
Nessuno aggiornerà mai il catalogo, ignora i principi costituzionali di sussidiarietà, adeguatezza, differenziazione e leale collaborazione, e finirà per lasciare ancora più soli i sindaci di fronte all’emergenza.
Il metodo Augustus, nato come metodo e non come provvedimento, resta attuale proprio perché conserva adattabilità e semplicità, qualità indispensabili in un sistema che deve fare i conti con la realtà caotica delle emergenze.
La Direttiva 2021, invece, è moderna solo nel creare problemi nuovi invece di risolverne di vecchi.
Ed è bene ricordarlo: il compito principale dei piani di protezione civile non è accumulare schede e cataloghi, ma garantire e investire in un’informazione attiva e puntuale alla popolazione, in particolare alle comunità che vivono nelle aree a rischio.
È su questo che dovrebbero concentrarsi risorse e attenzione, se davvero si vuole parlare di modernità.
(1) Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 aprile 2021 - Indirizzi per la predisposizione dei piani di protezione civile ai diversi livelli territoriali.
