Mi domando: un elenco — nient’altro che una lista ben ordinata — salva qualcuno dal terremoto? Davvero la colonna “compilato il” e la riga “visto si stampi” fanno oscillare meno i muri?
Quanti cittadini mettiamo al riparo da una tempesta di vento se, con zelo impeccabile, riportiamo i dati puntuali dell’anemometro dell’ultimo anno solare? Il libeccio, si sa, non ha grande considerazione per i fogli firmati.
Riportare nel piano di protezione civile il giorno più piovoso salva vite umane?
Basta annotare che “il giorno più piovoso è stato il 6 marzo” e “il più siccitoso il 14 luglio” e il fiume, commosso, rientra nell’alveo?
È essenziale, per la sicurezza di tutti, elencare le delibere complete di numeri e date delle Pianificazioni Territoriali di Regione, Provincia e Comune?
Senza quelle coordinate normative, come potrebbe un cittadino trovare la strada verso il piano alto? La bussola dell’emergenza, com’è noto, punta sempre verso l’Albo Pretorio.
È Altresì fondamentale che il Responsabile Comunale di Protezione Civile aggiorni con scrupolo certosino il SOUP-RT?
Perché, se il nostro fine ultimo è la digitalizzazione poco importa se poi — nella nebbia di un’allerta — qualcuno non sa dove lasciare l’auto. Il progresso pretende il suo tributo in schermate correttamente compilate.
Naturalmente queste informazioni prioritarie non possono mancare…
Pena la non approvazione del Piano da parte della Regione, che si arroga un diritto che la Legge non le concede e che, pur approvandolo, non si assume neppure la responsabilità di averlo fatto quando gli altri vengono chiamati in tribunale), però conviene non indugiare in scenari di rischio troppo numerosi e puntuali: non perché non servano, ma perché — diciamolo piano — non ci sono risorse per sostenerli. Meglio pochi, semplici e… approvabili.
Le poche risorse comunali è più giusto impegnarle per riempire schede omologate o per informare i cittadini?
Informazione capillare, pratica, ripetuta. Far sapere alla maggioranza di chi vive nelle aree a rischio dove mettere l’auto in caso di codice arancione, a chi bussare se si abita a piano terra, come convivere con il pericolo con norme comportamentali chiare, simulate, allenate. Meno modulistica, più memoria e automatismi. L’informazione si fa in ordinario: si prepara “in tempo di pace”, si prova, si ripete; in emergenza si applica e basta. Perché alla fine, nei minuti che contano, nessuno consulta un allegato: si seguono gesti imparati prima. E un Piano che insegna quei gesti — bene, spesso, ovunque — salva più persone di un fascicolo perfetto.
È più utile comunicare le aree di attesa alla Regione o ai cittadini?
La Regione non verifica la qualità con cui l’informazione viene effettivamente svolta. La sua priorità di controllo è che l’evento sia aperto su SOUP-RT e che siano caricate le pianificazioni territoriali. Basta leggere la scheda di autovalutazione per capire quali informazioni siano ritenute fondamentali.
Il risultato?
L’informazione alla popolazione finisce spesso per essere scoordinata e sciatta: a chi controlla questo non interessa, purché i campi formali siano spuntati e l’evento risulti aperto su SOUP-RT. Complimenti!
